A quattro mani  

di La Faglia

– Ieri ho trovato questo libro. Ho cominciato a sfogliarlo, finché a un certo punto del racconto due persone si trovano su un treno, dentro la cabina di un vagone, una a fianco all’altra. Sentono un brivido anche solo nello sfiorarsi, che si fa sempre più esplicito fino al punto da sentire un’irrefrenabile voglia di toccarsi, di entrare dentro i vestiti l’uno dell’altra. Leggerlo ha cominciato a eccitarmi e dentro di me è partita tutta una fantasia.. Scusa, forse mi dovrei fermare. 

 

– No no continua. La vorrei sentire la tua fantasia, se ne hai voglia

 

– Ne ho voglia, di raccontartela, è solo un po’ strano. 

Lo faccio, ma in qualsiasi momento fermami se sto andando oltre

 

– Ho voglia di leggerti, di sentirti

 

– La mia fantasia si muove dentro una piccola barca a remi sul fiume, fa molto caldo, molte vibrazioni, altrettanto silenzio e alcuni sguardi intensi

 

– Ti seguo. Gli sguardi sembrano toccare la pelle

 

– Il silenzio è rotto da una voce un po’ bassa e mossa di lei che le dice: “vorrei fermarmi qualche ora in quella piccola insenatura. Insieme a te”. Lei si imbarazza, prova a rispondere mascherandolo, ma sente salire la temperatura e con la voce udibilmente rotta che ostenta freddezza dice che può vedere se è possibile legare la barchetta lì vicino.

Schiude le gambe e comincia a rilassare le spalle.

Sente che con grande delicatezza le si sta sedendo dietro la schiena, sente il suo respiro accaldarle il collo e l’orecchio. Quindi si lascia andare, molla i remi,chiude gli occhi e si abbandona al petto e tra le braccia di lei che le sta dietro, sempre di spalle, come si fa da bambini nel gioco del trenino.

Le punta delle dita scivolano con delicatezza lungo le cosce, avanti e indietro. E piano piano scendono verso l interno coscia, ma sfiorano appena.

Risalgono dall’ombelico, fino a sfiorare i capezzoli.

Lei comincia a muoversi in mezzo alle cosce tra le quali è seduta che la stringono sempre più. Si aggrappa con le mani a braccia larghe alle sponde della barchetta e comincia a gemere.

Sui suoi capezzoli sente un’eccitazione intensa, quasi commossa. Vorrebbe sentirsi toccare ovunque adesso. Vorrebbe la sua lingua al centro del suo piacere.

Continua tu

 

– Le mani da dietro iniziano piano a sbottonare i pantaloncini di lei, per sussurrarle dolcemente nell’orecchio “posso?”. Lei risponde che forse qualcuno potrebbe vederle, ma l’altra risponde che non passa mai nessuno da lì, l’insenatura è troppo nascosta. La vede sfilarsi tutti i vestiti mentre sono ancora l’una dietro l’altra, vederla così la eccita molto e lascia scorrere lo sguardo su ogni punto della pelle man mano che questa si scopre, passandovi le mani, carezzandola piano. Lei dietro si sfila la maglia da sé mentre sente sopraggiungere le mani che le afferrano tutto, pantaloni e slip, e sfilano via, non con pochi movimenti goffi di lei, per cui sorridono insieme. I corpi riprendono la danza, come se non l’avessero mai lasciata solo che ora tutto è amplificato, i corpi si sentono, si sfiorano, si scivolano addosso, sono accaldati, cominciano proprio a sudare. I movimenti e le onde che essi compongono diventano un unico mare, attraversato da respiri profondi ma che si fanno sempre più serrati. Il sole è ancora caldo. Le schiene diventano archi, i capelli di lei, mentre si volta, sfiorano il viso che le sta dietro, mentre il respiro da dietro incalza e quello davanti attrae, si incontrano, in un tumulto di fiati. La mano che la cinge da dietro ora la stringe più forte, la pressione che fa con le dita tra le cosce si fa più profonda, poi le dita diventano un palmo.. ci vuole una minuscola pausa. Il palmo della mano passa su ogni tremito, passa ora nell’incavo dell’inguine, per scorrere leggera sui peli umidi e sfiorare la clitoride. Tutto molto lentamente. Trova un sussulto improvviso e un gemito nella voce. E scorre ancora di là, nell’altro incavo. Vorrebbe avere la lingua proprio lí, mentre la lingua è quassù e le loro bocche umide si sfiorano per la prima volta ora. E non aspettava altro. L’attesa aveva reso quelle labbra una fonte preziosa, lei da dietro sente una voglia di baciarla come se avesse sete, mentre i loro corpi si muovono di nuovo su e giù, a un ritmo armonico prima lento, poi più forte, in una danza scandita dal loro piacere, che si amplifica in ogni punto in cui i due corpi si toccano. Le loro bocche iniziano a giocare, saltare, mordersi appena. Non riescono a prendersi e così giocano a rincorrersi, i corpi sono troppo veloci ora nel salire e scendere perché le labbra possano fermarsi le une sulle sulle altre. Così entrambe annunciano una lingua che va in cerca di quelle labbra, che inizia a muoversi quasi come fosse laggiù. Giocano e ridono. a volte si trovano, in piccoli morsi, guance che sbattono, si strusciano, mentre i gemiti risuonano di una felicità rappresa, eterna, pur conoscendone entrambe la brevità.

Poi una sospensione, il battito decelera, e una sospensione del respiro, mentre i corpi sono attraversati da contrazioni e tremiti di ogni genere, cos’è? Non è un orgasmo, ma quasi lo sembra. Lei pensa di non saper bene dove di preciso, ma diverse parti del suo corpo stanno avendo un orgasmo, la pelle, il collo, i seni, il ventre quasi incollato a a quella schiena, a quelle spalle. Si lascia andare a un sospiro di piacere profondo ed ecco che il battito riprende. Le bocche si afferrano finalmente, si avvinghiano, le lingue si conoscono, si riconoscono, si prendono tutto lo spazio, sfiorano entrano girano escono, i corpi sono sospesi perché sono finiti dentro quelle bocche. Sono lì dentro. Le mani si fanno lingue le lingue si fanno mani. Lei davanti compone una rotazione dolcemente mentre quel bacio non riesce a sciogliersi, si guardano negli occhi. Non succedeva da un po ed è una bella sorpresa. Sorridono molto, la rotazione è quasi totale e adesso lei che da dietro finisce davanti, in un abbraccio che sembra non essersi mai arreso troppo nonostante le onde e le oscillazioni leggere della barca.

Ora da qui le da una piccola spinta, come per buttarsi nell’acqua assieme fingendo che sia stata un’ondina, i riflessi sono tutti orientati al piacere cadrebbero in un attimo perché non temono pericoli. Così si lasciano spingere l’una dall’altra ridendo come due che si fanno i dispetti quelli dolci perché si vogliono bene, e finiscono in acqua, dove i corpi nudi e tutti i sensi sembrano esplodere, o aprirsi, come sbocciare ancora, i corpi si rinfrescano e loro sono pronte a ricominciare.

– È tardo pomeriggio e dopo l’ennesimo orgasmo e l’ennesimo bagno, si asciugano al sole e si vestono per raggiungere il mare e poi la spiaggia, la grande festa, il falò! Il loro volto é rilassato e stanco allo stesso tempo per le poche ore di sonno e le tante ore d’amore. Prendono tutto il vento in faccia, gli schizzi d’acqua ogni tanto si guardano e si accarezzano dolcemente. Non servono parole.

Sanno entrambe che a quella festa incontreranno, dopo tanto tempo, persone per nulla indifferenti per l’una e per l’altra e che si manterranno distanti nel corso della serata.

Ciascuna dentro di sé si sta chiedendo se faranno ritorno insieme e sarà bello come l’andata. O se è stata solo la passione di un giorno. O ancora se la notte che le aspetta sull’isola stravolgerà di nuovo le loro vite.

Intravedono la costa alla quale approderanno, tante persone, musica, un falò e attorno soltanto mare e una natura selvaggia.

Lei attracca e guardandola negli occhi le dice: “Beh, ci vediamo in giro nella serata”

E l’ altra, un po’ confusa dall’affermazione, risponde “Divertiti!”

 

La fiut
La fiut

– Una volta raggiunta la folla di persone le due incontrano tanti sguardi di amiche e amici, per entrambe diversi incontri scaturiscono grandi abbracci, risate, sorrisi. Lei si sente stordita e ancora pervasa da tutto quel piacere in espansione, il respiro è rilassato come lo è solo dopo un pomeriggio di godimento. C’è molto buio, i suoni e i canti sono tra le poche cose che scandiscono il senso dell’orientamento. E il falò. Il buio finisce dove iniziano i lampi del falò, che disegnano i contorni dei volti e illuminano gli occhi della gente. Presto si accorgono che senza esserselo detto quei lampi di luce diventano un appuntamento certo in cui trovarsi, potersi scambiare sguardi fugaci. In un primo incontro uno di quegli sguardi dura un istante solo ma sembra un fulmine impetuoso, le scorre un brivido lungo la schiena,, rilascia fuoco, calore, e poi scompaiono nel buio. Poi ne segue un altro, dopo qualche giro di giostra tra la gente contenta, questa volta con un sorriso di lei che è un misto tra imbarazzo e voglia di toccarla dentro e dappertutto e ricominciare fino a domani. Sente discendere un piccolo fiume per pochi secondi, d’improvviso, come una scia di tutti gli orgasmi provati prima, un altro brivido. Poi scompaiono nel buio. Si perdono di vista per un po’, si lanciano in canti e tuffi in mare notturni, risate, birre.

Quando si ritrovano sembra già quasi albeggiare, stanno andando via quasi tutti intorno, l’una, passando, accenna all’altra una carezza su un fianco, con la mano tiepida, mentre s

 

i avvicina al falò per aggiungere gli ultimi pezzetti di legno. L’energia scaturita dal loro tocco ha avvolto tutta la riva di nuovo, per un secondo. Non sanno niente di che cosa è capitato all’una o all’altra con le persone che non erano loro indifferenti. Se ne vanno tutti e qualcun altro si accascia qua e là. Si avvicinano, non sentono il bisogno di dirsi niente. Sembra rimbombare ancora quel sospiro morbido sulla sua bocca, sulle spalle, tra i capelli. Si sdraiano sulla riva. Sono stanche. Si stendono insieme appartandosi un po’, si lasciano andare sulla sabbia e si abbracciano come fossero una la coperta dell’altra. Fa un po’ freddo. Si addormentano aspettando il sole che scaldi la loro pelle salmastra.

 

 

– Che sensazioni ti da?

 

– Ti vorrei rispondere senza freni

 

– Via i freni insieme alle (mie) mutande :p  

 

– E’ stato come nuotare in mare, ho provato ad immaginarmi il tuo respiro, un po’ credo di averlo sentito, su di me, è durato tutto moltissimo tempo, con movimenti lenti, di tutto il corpo, in mezzo ai fiumi di un’eccitazione intensa. Ho sentito come aprirsi tutto, e un po’ riuscivo a sentirti sfiorarmi. Ti ho baciata un’infinità di volte. Troppo?

 

– E’ stato così anche per me. Ti sentivo toccarmi e godere, ti sentivo dentro e sentivo il tuo bagno di calore. Ti immaginavo sussurrarmi delle cose e di farlo a mia volta. Mi ha pervaso la voglia di scendere con la bocca tra le tue gambe, lentamente. Sentendo il tuo piacere sulla mia lingua.

 

– Inizio a scendere, a leccarti baciarti il collo le clavicole un seno poi l’altro, mi fermo sul capezzolo per poi discendere nell’incavo, scendo poi piano passo la lingua leggere sull’inguine con le mani navigo sui tuoi seni, inizio a leccarti sentendoti godere mentre allarghi le braccia e ti tieni alla barca.

 

– Mi da un senso di rilassatezza e fiducia abbandonarmi a dormire con te su una spiaggia all’alba. Senza dirci una parola. Sentire poi i sensi riprendere la voglia. Ti propongo di spostarci, quando mi sento già di nuovo bagnata. Non ho fretta di andarmene da lì ma voglia di guardarti e lasciare il mio corpo libero di fluire. Magari rinfrescarci nell’acqua, sentire l’odore della tua pelle.

 

– I sensi si risvegliano come sento la tua mano che mi sfiora, la tua voce che mi propone un posto dietro la roccia, mi dice che lì c’è un antro sicuro.

 

– Voglio portarti dietro la roccia a fare l’amore

 

– Ci andiamo.

 

– Voglio farti sentire l’effetto che mi fai portandoti la mano tra le mie gambe

 

– Sento tutto il tuo calore che pulsa

 

– Mi sembra di sentire la tua lingua girare attorno piano e poi lentamente dirigere il mio piacere, farmi spalancare le gambe, la testa indietro e le mani aggrappate alle rocce al mio fianco.

 

– Con la lingua alterno piccole pressioni, poi riesco, piano giro attorno, rientro, affondo, ti sento godere e le tue mani finiscono sulle mie spalle, con forza mi tieni, invochi di più, allargando ancora di più le gambe.. ti lecco ancora e ancora, con le mani raggiungo i tuoi seni mentre inizi a tremare

 

– Vorrei gridare di godimento, tremo ancora più forte e penso che il mio piacere stia per esplodere nella tua bocca vorrei dirti cose a metà tra qualche porcata e smancerie romantiche

 

– Dimmi un sacco di porcate, smancerie, urla, tutto, i tuoi movimenti e i tuoi gemiti diventano il mio godimento, mentre la mia lingua va in profondità. Mentre esplode il tuo piacere esplode anche il mio, rimango ansimante a leccare tutto quello che c’è.

 

– Mi sono bagnata tutta, non voglio smettere, continuerei tutta notte

 

– Io ti vorrei qui, vorrei continuare a sussurrarti all’orecchio tutte le mie fantasie, mentre sento le tue mani tra le mie gambe, dentro un lago di piacere.

Autoerotismo bombing tipo fulmine a ciel sereno…ovvero Dai che ce la fai 🗝

Come accade ogni sera ormai mi avvicino al bisogno di dormire solo poggiando il computer sulla pancia e leggendo o guardando cose che poi, però, il sonno non me lo fanno quasi mai venire. Pessima abitudine, lo so.
“…Ancora non sappiamo l’esito ma è certo che avremo bisogno di cambiamenti sociali radicali…”
Leggo sprazzi di un articolo che pare interessante anche se ripete quello che ho già letto almeno cento volte negli ultimi giorni: -“Il mondo che conoscevamo ha smesso di girare”- Gli occhi ogni tanto, pur senza sottrarsi alla lettura, scivolano sulle mie tette, contornate a filo da una canotta slabbrata grigio scuro, il braccio con cui mi cingo il busto me le tiene un po’ su, sembrano pure più grosse. Continuo a leggere, ma uno sguardo sottile quasi impercettibile finisce ancora lì. Non può essere che mi stia eccitando mentre leggo questa roba. Sarà influsso della luna piena e del fatto che la voglia di scopare trabocca, ma è comunque tutta accartocciata nei meandri della presa di coscienza di questo dannato distanziamento sociale e della repressione continua di qualunque atto di libertà. Ricordati che hai un corpo, penso spesso. La mattina quando faccio ginnastica, per esempio, la mia fica riprende sensibilità, i miei movimenti mi fanno quasi bagnare talvolta, ma lasciandomi un’eccitazione che non sfocia mai in una bella sessione di godimento come piace a me, si chiude a riccio e resta lì. Anche se quando mi abbasso per fare squat profondo e i pantaloni disegnano le mie grandi labbra e le strizzano nel tessuto, basterebbe un soffio sulla clitoride quasi per farmi venire, tanto il mio corpo scalpita. Ma poi no, lascio perdere.

Stanotte c’è la luna piena, dicevo, ed è da stamani che il mio corpo ha preso una danza nuova, sento che le terminazioni nervose dei miei innumerevoli punti g, b, s, t ecc sono molto più reattive. Sì, ma è l’immaginario il problema, mi ripeto, è questa nube entro la quale ci sentiamo, il problema.

ALEXANDRA MARINOVA

Muovo appena il braccio che tiene su le mie tette, le vedo muoversi piano stringendosi tra loro e rivelando una piega nel mezzo niente male. Con una mano ne afferro una e comincio a fare lenti movimenti sulla mia pelle tiepida, finché dalla canotta si libera un capezzolo, quello più brutto tra i due, ma non importa. Col pollice lo sfioro e comincio a comporre piccoli cerchi. Nonostante non esista niente di meno eccitante di Slavoj Zizek che parla di cambiamenti sociali – per di più in questo periodo storico – mi sta salendo una gran voglia di godermi finalmente, così do un leggero colpo di bacino mentre una piccola contrazione muscolare lascia che un brivido mi attraversi. Metto via Zizek mentre il mio corpo si lascia andare a un respiro profondo. Esiste solo la mia mano che si fa più incalzante nel movimento e i capezzoli si induriscono, si aggiunge anche l’altra mano, e poi un’altra, e ancora un’altra. Spengo la luce? Se le persone sapessero fare buon uso di certe immagini mi farei guardare sempre perché mi eccita moltissimo, ma così non è, tantomeno il mio vicinato, quindi sì, spengo la luce. Comincio a ondeggiare il bacino piano, per giocare con quella cosa goduriosa che accade quando il tessuto delle mutande o la cucitura dei pantaloni sfregano sulla clitoride eccitata che comincia a diventare calda e umida. Una tempesta di visioni mi precipita dentro. Socchiudo la bocca, chiudo gli occhi, mi prendi le mani e te le porti verso la pancia, la mia lingua sfiora l’angolo della bocca, mi mordo appena le labbra, mi si inarca la schiena, arrivo giù dove le grandi labbra sono sensibili al punto di sentire il tocco anche dove non c’è e inizio a sfregare piano con la mano fuori dai pantaloni, su e giù, mentre le mie tette stanno danzando sotto la tua lingua e i tuoi baci induriscono i miei capezzoli indorati dalla luce della luna che entra nella stanza. Mi togli i pantaloni insieme agli slip, inizio a sentire il mio odore che sale leggero dalle lenzuola quando mi attraversano scene lampo di scopate storiche, fuori da ogni mio possibile controllo. Non è un vacillare dentro lunghi ricordi, arrivano solo dei fulmini, dei flash, che alimentano il mio respiro che si fa sempre più caldo. Mentre mi assale la sensazione di quella lingua che mi lecca sapientemente e che scende adesso nel profondo, divento un corpo sudato che sussurra oh, sì… Scopami scopami scopami. Ecco un caos di lingue, sudore, gemiti, mani e corpi che si intrecciano lasciando una scia di odori buonissimi. La mia lingua compone cerchi concentrici e lenti attorno alla tua clitoride, ponderando la pressione, le mie gambe si divaricano, sono bagnata e sento il calore che divampa tra le cosce, mentre le dita mi scivolano dentro, il mio bacino sale e scende piano e la schiena si inarca ancora. I muscoli delle gambe si tendono e si stendono.  La mia mano ora scivola fuori e naviga nel mio liquido eccitato, maneggia la clitoride un po’ e riallarga sulle piccole labbra, si muove e aumenta la pressione, la mia bocca è spalancata, gli occhi serrati, più veloce la mia mano, le mie gambe sono sempre più aperte, il fiato si accorcia, il mio odore si fa più morbido e il mio culo reclama un po’ di attenzioni.

Alexandra Marinova
ALEXANDRA MARINOVA

Mi giro a pancia in giù sostenendomi sui gomiti, le mie dita entrano ancora dentro facendomi sobbalzare di piacere, sul mio culo gordo arrivano due mani che allargano le chiappe ogni volta che salgo e scendo, altre mani mi afferrano le tette e la mia lingua è un fuoco, vorrei urlare e gemere, non posso,

sveglio mio fratello.
Ah,
fanculo.
Perché ho pensato a mio fratello?
Merda, in un attimo sono comparse tutte le figure più abominevoli – dopo zizek -, mia madre,
mio padre.
Cazzo.
Questa faccenda di essere a casa con loro è un disastro erotico esponenziale mai visto.
Non importa, la mia fica ormai avrebbe bisogno di ben altro per asciugarsi.
Mah,
no,
merda,
ho rovinato tutto.
Sbuffo. Oh, tempi duri questi. Lascio scivolare fuori piano le mie dita umide, mi colgono le contrazioni muscolari che seguono gli orgasmi abbandonati, e così scopro che in realtà la clitoride è lì che aspetta di impazzire e niente ha scalfito i suoi entusiasmi. Mi volto a pancia in su, mi lascio andare a un sospiro sospeso mentre divarico le gambe nuovamente, con una mano massaggio lentamente appena sopra la clitoride, con l’altra mi sfioro il ventre e risalgo piano verso le mie piccolissime dune di sabbia, con la bocca ho l’impressione di leccarmi i capezzoli anche se no, non ci arrivo, la pressione delle mie dita condensa in sé ora tutte le scopate migliori della mia vita, ricomincio a bagnami, sento il calore di nuovo, le dita sempre più veloce salgono scendono e girano, la schiena si curva ancora, stendo le gambe, i piedi si stirano, quasi non voglio venire subito, voglio che duri di più, no, invece voglio venire, ora. No, non voglio venire, allora allento il tocco, questo momento in cui sono vicinissima all’esplosione mi fa impazzire. Rallento, ma non troppo. Velocizzo, come un’armonia. Sì, voglio venire, no, ancora un po’, sì…sì, sì, sì, voglio venire, sto per venire, un istante sospeso mi separa dall’estasi profonda che, infine, mi inonda.

Riapro gli occhi. Un sospiro felice mi dà quella sensazione di nuovo corpo che si avverte persino dopo una autosveltina del genere.

ALEXANDRA MARINOVA
Le gambe si rilassano, continuo a toccarmi per avvertire quelle contrazioni di piacere post orgasmiche molto orgasmiche e per cospargermi del mio godimento bagnato.
Mentre mi accoglie ancora il mio odore di fica felice e mi rigiro nel letto mi viene in mente quella volta in cui questo mio fatto di dare un lieve contributo nella scelta del momento dell’orgasmo – scelta estremamente relativa, perché in realtà, poi, quando arriva arriva – era stato motivo di discussione con una mia compagna di anni e anni fa. Sosteneva che gli togliessi naturalezza, ma dico manco stessi lì a dire ‘ora sì’, ‘ora no’, voglio dire, in momenti lontani dal momento avevo spiegato che a volte lasciavo solo qualche istante non al caso, spesso per raggiungere quella cosa potentissima che è venire insieme, oppure per godere di più, oppure per non interrompermi sul più bello, perché non sempre ‘il più bello’ è l’orgasmo in sé. Oltre che fa bene ai muscoli della vagina. Per quante di queste visioni sacrali e sacralizzanti dell’atto sessuale ho dovuto giustificare cose? 
Lascio perdere il pensiero, ché di interferenze ne ho avute fin troppe, e penso che per essere una masturbata che è nata dalle ceneri di un articolo noiosissimo sulle conseguenze sociali di questo pandemonio, e per essere sopraggiunte le visioni di mio fratello, mia mamma e mio babbo, un orgasmo è sempre un orgasmo. Finalmente. E senza orgasmi, io, al mondo, non ci posso stare. Ma quant’è difficile sciogliere i nervi e amarsi un po’ in questa valanga tossica?

F**k you (generico ma neanche troppo) 🗝

Fritz non pensa di essere in grado di scrivere un racconto erotico. Non scopa da mesi. Quando si dice di mettersi a letto e magari masturbarsi così per passare il tempo nulla. Niente. Rimane asciutta. Si domanda le altre come facciano. Come si fa a scopare un giorno si e l’altro pure, provare questo piacere che mai ha raggiunto e non esserne annoiate? Non è stancante? Non è fastidioso sentire dita, lingue, mani che accarezzano, il cuore in gola che batte veloce, il respiro che si affanna, occhi chiusi aperti che osservano mani altrui muoversi nei meandri del proprio corpo – è davvero quello il mio corpo? – e la mente che viaggia, – ma dove? -, verso quel grido di piacere profondo e liquido che sta lì in attesa di esser liberato, che sale sale sale e sbam! Muro. Toglimi il tuo corpo di dosso. Levate!

Chiara Dime

Questo corpo è mio, lo ascolti?
Lo segui?
Lo hai capito?
O te devo spiegà tutto?

Il suo secondo chakra è chiuso per ferie. A tempo indeterminato.
Ci sarà qualcun’altra a cui fa schifo scopare?
Il desiderio erotico risiede solo in quelle immagini di corpi avvolti e sudanti?

Rigurgito.
Desiderio rattrappito.
Cerca nei meandri e si chiede dov’è andato a finire. Cerca immagini, ricordi.

C’era una volta che era al cinema, la sala era grande, non erano in tante ed era l’ultimo spettacolo della sera. Ognuna già seduta a più di un metro di distanza. Le luci si spensero. Era un film erotico. Pieno di ragazze belle e brutte. E una scena l’aveva colpita, sì. Adesso ricorda, lo stomaco si era chiuso un istante, i capezzoli si erano risvegliati e forse aveva sentito le mutande bagnarsi. Qualcuna nella poltrona vicino le aveva accarezzato la nuca dove i capelli erano appena stati tagliati e le era sceso un brivido lungo la schiena che aveva acceso un piccolo fuoco che dovette trattenere lì. Si era concentrata tutta per non farlo spegnere, le piaceva sentire i  contorni del suo corpo, fragile sensibilità. La trama del film proseguiva sullo schermo, ma la sua mente era rimasta lì, su quella scena.

Chiara Dime

Quanto avrebbe voluto quel bacio anche lei. Un bacio erotico, scherzoso, che prometteva una scopata di profondo piacere e risate. Era bastata quella lingua che con la sua punta aveva sfiorato delle labbra socchiuse, lasciandole in attesa di un futuro incerto e desiderante. Niente più. Continuò a guardare il film, sperando che il desiderio viaggiasse su onde telepatiche, che quella mano che le aveva sfiorato la nuca tornasse e ordinasse al corpo al quale apparteneva di avvicinarsi, di farsi conoscere, di mettersi a sedere su di lei, capezzolo canottiera contro maglietta capezzolo, su quelle poltrone di un cinema buio, per sfiorare con la punta della sua lingua le sue labbra socchiuse anch’esse in attesa di un futuro incerto e ugualmente desiderante.

Sbam!

Sbatte una porta e Fritz torna alla realtà. Se qualcosa del suo corpo si era risvegliato c’era voluto un attimo per richiudere tutti i battenti. Che andassero tutte a quel paese. Mente infame. Il sole entra dalle finestre della sua stanza. Si affaccia per vedere cosa le offre il mondo esterno. Una fila di persone in attesa di entrare al supermercato fa il giro dell’isolato. Arriccia le sopracciglia, la avvolge una oramai familiare sensazione di aridità soffocante.
Allunga le mani sul pacchetto di tabacco aperto sulla scrivania. Mentre aspira la prima boccata della sua sigaretta, esce dalla stanza lasciando il pc aperto, schermo ormai spento in standby.

Questo orgasmo non s’ha da fare 🗝

di Borragine
Sto annaffiando. È il crepuscolo e oggi mi sono decisa a guardare le innumerevoli piante grasse e non di cui ho la fortuna di essere circondata. 
In particolare ce n’è una che cattura sempre la mia attenzione ed è la più maestosa. Somiglia a un’aloe, ma non della specie più comune: sembra infatti la sua antenata, anzi sembra che si possa dire che non sia cambiata affatto nel corso della storia e che i miei occhi possano guardare oggi ciò che chissà quanti occhi hanno visto.

Osservo questo dinosauro vegetale in ogni sua forma, si solleva in un tronco tarchiato per 40 cm prima di esplodere in una cupola confusa di larghe foglie rigonfie alta il quadruplo rispetto alla sua unica gamba. Evito di abbeverarla, so che non necessita davvero la mia presenza, ma voglio avere comunque una relazione con lei e, prima ancora che io possa decifrare questo pensiero, le mie mani hanno già raggiunto le sue foglie. In realtà sono le mie dita che sfiorano dolcemente la punta sottile, fino a seguirne l’apertura in una lingua carnosa costeggiata di spine arcuate.

CàRusso
Non voglio rischiare di sfociare in frikkettonate o erotismo vegetale, ma di fatto non posso negare che quella carezza recupera un’immagine tattile che mi dà un brivido, e lo accolgo con piacere, visti i tempi. 
Mi piacciono questi pantaloni blu che indosso, hanno una tonalità inconsueta che si abbina bene al verde della campagna. Mi tocco le gambe qua e là e sento i miei peli lunghi e spessi sulle cosce dure. Penso che questi pantaloni ti piacerebbero e le mie mani mi toccano quasi come se avessero dimenticato come sono fatta. Come mi stanno questi pantaloni sul culo? Non lo so, toccami. Un pensiero mi attraversa ed è che di sicuro dev’esserci una punta di magenta nel fucking blu di questo cotone, ma cosa penso, toccami piuttosto. Se fossi qui adesso ti direi di non smettere, ma non ci sei e allora mi arrampico sù nella mia capanna soppalcata, scandagliando ricordi e fantasie dentro la mia testa. 

Io mi masturbo spesso, il più delle volte con materiale video, perché così come accade per le canzoni che preferiamo, è bene preservare quel punto di non ritorno oltre il quale l’ascolto sarà inevitabilmente diverso e quelle che ci sembravano prima straordinarie assonanze imprevedibili saranno ora al nostro orecchio svelate ed incise per più o meno sempre, fracassandone ogni effetto sorpresa. Così, a un certo punto, ho deciso di preservare memoria e immaginazione sostituendola con immagini, più o meno trash o raffinate, per stare al passo con gli esercizi famelici di routine tra me e me senza per questo consumare i ricordi che conservo, invisibili sulle mie rètine.

CàRusso
Ma oggi è uno di quei giorni in cui ho voglia di ascoltare la mia canzone preferita e di stendermi sul letto nella penombra, mentre mi avvolgo nel buio lanoso di una coperta e sotto di questa scoprirmi, spogliarmi, mentre la tua mano risale tra le mie gambe e poi sul bacino, ne segue le costole e i muscoli dietro le ascelle; queste braccia ora vorrebbero le tue mani arcuate a stringerle e cingermi, ma questa non è che la mia prevedibile fantasia, sono sola, sì, e che importa? Toccati le tette, coraggio! Non ti piacciono le tue tette? Certo, a chi non piacciono le tette, anche se quando non sono nuda le odio, ma va bene, in fondo pensare che le mie tette ti piacciono mi eccita. Che piacciono a te, a lui, a lui, e a lei, e a lei… Mi eccitano ora delle istantanee di un passato che mi sembra lontanissimo, qualcosa che non so spiegare che viene da molto lontano. Mi eccita e mi turba allo stesso tempo. 
Chissà se questa cosa la risolverò mai, chissà se di risoluzione si possa parlare, chissà se il problema è proprio che ad eccitarmi sia il turbamento. O viceversa? 
Decisamente viceversa. 

Orge di autoerotismo 🗝

di Fred Franka

Sono in casa, dovrei studiare, leggere, costruire, ma ho solo voglia di scopare.
La mia vagina è calda e eretta. Vado a pisciare, mi accorgo di essere completamente bagnata.

Torno in camera, chiudo bene la porta anche se il timore che qualcuno entri è forte.
Metto la musica, accendo le candele.
Indosso calze a rete, anfibi. La mia vagina si insinua tra le fessure delle calze, le mie cosce -strette- strabordano.
I miei seni, ritti, si affacciano su un corpetto che li lascia scoperti.
Sono bellissima e molto eccitata.
Prendo il lubrificante e con doppia stimolazione inizio a massaggiarmi e a stimolare ano e clitoride. Sono in piedi, appoggiata alla mia parete di piuma soffice.

DYEF

Sento la loro presenza dietro di me.
Attraverso il sogno, non lascerò che se ne vadano.
Mi giro e si masturba di fronte a me. E’ sul letto, mentre mi guarda godere. Io sono fluttuante su una poltrona di velluto. Con le gambe bene aperte, il viso trasformato dall’eccitazione.
Mi stimolo la clitoride mentre mi osserva e si masturba a sua volta. Oddio come godo!
C’è chi arriva a leccarmi mentre continuo a sollecitare la mia vagina e a osservare il ritmo labile e arrapato di chi mi sta di fronte. Vorrebbe venire a leccarmi a sua volta, ma non può. Allora tira fuori la lingua, imitando il gesto, ingelosendosi della fortuna di chi, invece, lo sta facendo. Sto quasi per venire, tanto sono bagnata. mi blocco subito.

DYEF

Indosso il mio strap-on. Una parte la infilo nella mia vagina, l’altra è un dildo più piccolo, pronto a far godere orifizi.
Spalmo molto lubrificante nel suo culo, inizio a leccarlo.
I suoi gemiti mi portano a gridare soffocatamente mentre continuo a leccare. Sento il battito del cuore sulla mia fica e impugno il cazzo di gomma per sentirlo di più. Nel frattempo il suo gemito viene strozzato a sua volta, leccando e masturbando l’altra apparizione. Io inizio a penetrare piano, sento un urlo di gioia..
Continuo un po’ più forte, fino a stabilizzare il ritmo.
Godo all’impazzata, i liquidi del mio corpo inondano il pavimento.Qualche essere inizia a leccarmi il culo, io ho i muscoli vaginali che si stringono, il ritmo, la velocità, il sentire sono al massimo. Un’orgia di estasi e libertà dove godiamo e ci lecchiamo e ci facciamo giurare che quando arriveremo alla destinazione dell’orgasmo, ricominceremo a godere.

DYEF

Sento stimolare la clitoride con le dita spalmate di liquido, il culo leccato in profondità, mentre il dildo mi si sbatte dentro e io vedo e sento godere della mia penetrazione.
Vengo sopra un urlo magistrale, che prende la rincorsa e scopre corde vocali inascoltate. Gli occhi sono al cielo, chiusi; la gola si fa tesa e le vene fuoriescono.
Mi lascio sorprendere in una risata. Lecco tutto prima di stendermi a letto.
Adoro l’odore della mia fica in festa.