Che roba è Hormony?

Hormony spunta fuori un pomeriggio di febbraio. Concepita nel peccato, mai partorita, ha un sacco di madri, sorelle, amiche, compagne, ma nessun genitore. Più che nascere, si materializza. Più che farsi materia, si fa desiderio. Ma non quello delle fiabe, quello che esprimi davanti a un cielo stellato. 
Hormony ha un corpo umido, grasso, voluttuoso. Può essere invocata gemendo, ansimando o schioccando la lingua. E’ pigra. Disprezza il lavoro. Non sopporta le gerarchie. 
 
La
 
Sua
 
Più grande
 
Volontà
 
È
 
GODERE
 
Morirà, prima o poi. Ma, intanto, che gran vita cazzo. 
 
  • cosa NON è hormony? 
Non è un libretto di istruzioni. Non insegna come godere, non promuove posizioni.
Non vende nessuna verità, non dà nessuna certezza.
Puoi godere come, quando e quanto vuoi, o non farlo proprio.
 
  • a chi parla?
A chiunque non si riconosca nelle narrazioni dominanti sulla sessualità, sull’erotismo, sul desiderio.
A chi vuole eccitarsi e godere, infilandosi nei meandri dell’esplorazione del corpo tutto e dei corpi tutti.
A chi ha intenzione di scoprire e riscoprire i meravigliosi e numerosi mondi in cui perdersi oltrepassando le porte del piacere.
A chi ha bisogno di rimpire la testa di aria, avvolgere il ventre nelle fiamme, inzupparsi nei fluidi del corpo.
 
  • cosa prova a raccontare? 
Hormony racconta storielle, pensieri, a volte pettegolezzi. Parla di sesso e d’amore, di corpi e di desideri, spesso/anche? di frustrazioni. 
Mette in comune le storie vissute o immaginate liberandole dalle costrizioni, dagli imbarazzi, dalle imposizioni, dalle aspettative.
Ragiona poco col cervello e molto con la vulva, ogni tanto ci butta pure in mezzo il cuore. Di far riflettere non le interessa un granchéPreferisce stuzzicare, ammiccare, eccitare. Per farci mollare gli ormeggi, varcare i limiti, guadagnare le profondità. 
 
  • con che linguaggio?
Il giorno della nascita di Hormony ci siamo dette che non stava a noi affibbiarle un genere, decidere della sua identità sessuale, stabilire se fosse una “lei”un “lui” o un *. Lei, d’altra parte, era così piccola. E noi? Chi cazzo eravamo noi?
Quel giorno abbiamo deciso che avremmo usato un linguaggio diverso, inclusivo, non discriminante, neutro. Ma quando abbiamo iniziato a mettere su carta le nostre voglie, le nostre perversioni e i nostri desideri, ci siamo accorte che quel neutro non ci bastava, non poteva esprimere la varietà delle nostre fantasie, la moltitudine delle nostre identità. 
 
Per fortuna Paul Preciado ci è venuto in aiuto:
    
“Il punto non è privilegiare un suffisso (femminile o neutro) per promuovere un’azione di discriminazione positiva, o inventarsi un nuovo pronome che possa sfuggire al dominio maschile e che possa designare una posizione enunciativa innocente, un’origine nuova e pura della ragione, un punto zero da cui dovrebbe nascere una voce politica senza macchia. A dover essere messe in crisi sono le tecnologie di scrittura del sesso e del genere, e le loro istituzioni. Non si tratta di sostituire un termine con un altro. Non si tratta di sbarazzarci delle marche di genere o dei riferimenti all’eterosessualità, ma di modificare le posizioni enunciative” 
P. Preciado – Manifesto Contra-sessuale
 
Per questo abbiamo deciso di partire da “posizioni enunciative rovesciate”.
Vale a dire: non c’è uniformità nei linguaggi in cui sono elaborati i contenuti di tutti i filoni Hormony (diari, racconti, poesie, poRcast…) perché nessuna scelta stilistica (femminile universale, “u” neutra, asterisc*, pronome plurale “loro”, perifrasi neutralizzanti…) di per sé è in grado di smontare la costruzione delle soggettività nel sistema eterosessuale naturalizzato e restituire una presa di parola pura delle devianze, delle non conformità, delle marginalità. Piuttosto, quello che cerchiamo di decostruire, smontare e mettere in crisi sono le strutture che istituiscono quel linguaggio, partendo da posizioni di deriva, di eccedenza, di superamento, raccontando pratiche impronunciabili e scabrose oltré i tabù, descrivendo immaginari non stereotipati, o magari stereotipati ma consensuali, e sganciati dal canone eteronormato, ridisegnando le relazioni (dentro e fuori dal letto) e mettendo in discussione il processo di formazione delle nostre fantasie, dei nostri desideri, della nostra sessualità. 
 
Ecco perchè Hormony, adesso, si identifica con il pronome femminile. 
Ma se improvvisamente ci chiedesse di passare al “lui”, così come al “loro” o a nessun pronome in favore di arzigogolate costruzioni sintattiche, noi, in un battito di ciglia, faremmo esattamente ciò che vuole.